martedì 27 dicembre 2011

«Io, con le protesi difettose, vivo nella paura»


«Io, con le protesi difettose, vivo nella paura»

Storia di Ornella, vittima dei prodotti francesi della Pip:
«Il mio chirurgo lo sapeva, ma non mi ha detto niente»

ROMA - «Basta, questa robaccia me la voglio togliere di dosso. Per sempre». Rabbia e paura hanno rovinato tre mattine fa il risveglio di Ornella, nome di fantasia ma esperienza purtroppo vera in ogni particolare. Una delle donne italiane che hanno ritoccato la forma del seno con l’aggiunta di una protesi poi risultata fragile, costruita con materiali di bassa qualità e potenzialmente causa di infiammazioni. Uno scandalo internazionale che ha risparmiato solo gli Usa, dove i controlli evidentemente sono più severi che nel vecchio continente.
«SENSAZIONE SGRADEVOLE» - Mentre beveva il primo caffè della giornata Ornella ha ascoltato alla radio la notizia dello scandalo francese sulle protesi scadenti scoppiate. Istintivamente si è tastata il seno, rifatto nel 2006 per renderlo più tondo e armonioso, senza cedere ad esagerazioni. «Ma sì, ho pensato, parlano proprio della marca che hanno proposto a me. Per avere la certezza mio marito ha telefonato al chirurgo. Nessun dubbio. Sono portatrice di impianti dell’azienda Pip, pericolose. Una sensazione molto sgradevole, ho molta paura», racconta Ornella, 50 anni, operata cinque anni fa di mastoplastica additiva in una clinica privata da un specialista in chirurgia plastica romano, uno di quelli che vanno per la maggiore nei salotti buoni. E le cui tariffe non sono esattamente scontate. L’intervento all’epoca è costato 14 mila euro.
«ARRABBIATA» - Due gravidanze avevano svuotato il seno di Ornella, piccolo ma non a tal punto di crearle complessi. Voleva solo renderlo più carino e rotondo. Lei non aveva motivo di dubitare della serietà del medico, uno dei più richiesti nella Capitale, consigliato da diversi conoscenti: «Quando mi ha spiegato quale tipo di prodotto sarebbe stato impiantato ho firmato il consenso. Anche se avessi fatto domande non avrei potuto controbattere. Cosa succederà a chi non è in grado di scoprire cosa nasconde sotto il petto? Io sono molto arrabbiata con me stessa. Me la sono andata a cercare. Quando le cose ti capitano perchè devono capitare te ne fai una ragione. Avverto un senso di colpa nei confronti dei miei figli. Mi sono esposta a un rischio inutile».
«LA TOGLIERO'» - Il primo istinto, quella mattina, è stato di strapparsi di dosso le due aggiunte estranee e di restare così, con le sue forme originarie. E questa decisione prevale tuttora. Non le importa restare piatta e floscia in una delle parti più visibili del corpo anche se ciò potrebbe mortificare la sua femminilità: «Ho telefonato alla professoressa Adriana Bonifacino, la senologa del Sant’Andrea di Roma, di cui mi fido molto. Mi ha fatto ragionare. Mi ha consigliato di eseguire una risonanza magnetica con mezzo di contrasto tra il settimo e il quattordicesimo giorno dal ciclo per controllare anche la ghiandola mammaria e i tessuti. Non sono ancora in menopausa e questi sono i tempi per l’esame. Informazioni che dovrebbero essere comunicate dal ministero della Salute. Perchè immagino che molte non sapranno come comportarsi. In ogni caso questa protesi andrà tolta anche se non avrò subito danni. Lo voglio io e me lo ha raccomandato la professoressa. Lei sarebbe tranquilla girando con un pezzo di plastica tossica infilato sotto la sua pelle?».
FARE CAUSA? FORSE - Ornella si ritiene fortunata. Avrebbe potuto essere vittima di una rottura. Si è informata, nel frattempo. Ha scoperto che quella «robaccia» all’interno dell’involucro contiene un liquido industriale, che può corrodere i tessuti e espandersi fino a interessare i linfonodi: «Farò causa? Devo ancora decidere su come agire. Il mio chirurgo non si è dato la pena di chiamarmi. Si è comportato male, non poteva non sapere che utilizzava prodotti di bassa qualità. Non tornerò da lui neppure dovesse offrirmi un nuovo intervento gratuito Un Capodanno con questo pensiero me lo sarei volentieri risparmiato». Di listino i prodotti Pip costano più o meno come alcuni modelli delle grandi marche (Allergan, Mentor), circa 740 euro. Alcuni chirurghi le sceglievano invogliati dagli sconti offerti dai rivenditori che con prezzi competitivi potevano battere la concorrenza.
Margherita De Bac27 dicembre 2011 | 12:50

lunedì 26 dicembre 2011

Protesi: nomi e cognomi


Protesi: nomi e cognomi


di Rosa Ana De Santis
Lo scandalo delle protesi PIP, potenzialmente cancerogene o, come sembra, più verosimilmente a maggior rischio di rottura e reazioni infiammatorie, non riguarda soltanto le 30.000 donne francesi che dovranno essere tutte operate per la sostituzione degli impianti. E’ allarme in altri paesi come la Gran Bretagna, che sembra però più cauta nella procedura degli espianti, e anche in Italia, con una stima di circa 5.000 donne coinvolte. Molto difficile intervenire tempestivamente per individuare queste donne che corrono un serio rischio per la loro salute, a causa della mancanza di un registro delle protesi impiantate.
La questione è stata più volte sollevata, da ultimo dall’ex Sottosegretario Martini, senza però concretizzarsi mai per presunte ragioni di privacy o, più probabilmente, per ragioni di fondi inesistenti. Il Ministro Balduzzi è il primo a evidenziare che i monitoraggi messi in campo negli ultimi anni, fino ad arrivare al ritiro vero e proprio degli impianti considerati pericolosi, sono compromessi dall’assenza di un registro in cui siano riportati i dati personali e la tipologia di protesi del seno impiantate. Il dato ancor più grave è che questa mancanza non riguarda solo le donne che scelgono mastoplastiche additive per fini estetici, ma anche quante hanno messo impianti per ragioni di salute. Le uniche, dichiara il Ministro, il cui intervento di sostituzione, sarà rimborsato dal sistema sanitario nazionale.
A gennaio dell’anno in corso, Il Ministero della Salute aveva annunciato l’indispensabilità di un registro identificativo almeno per gli interventi di ricostruzione mammaria, al fine di tracciare le portatrici di protesi che hanno avuto problemi severi di salute, quasi sempre oncologici. Ad oggi manca infatti una mappa dettagliata e soprattutto omogenea o nazionale di questo tipo di interventi. Quindi ne è compromessa qualsiasi possibilità di casistica generale e completa, consegnando alla statistica ufficiale dati frammentari e di maggiore difficoltà di interpretazione. Ogni ospedale fa per sé, mentre le cliniche sono ancora più difficili da monitorare.
Ne è prova il fatto che di fronte ad un rischio di salute come quello correlato alle protesi PIP la strada raccomandata dalle autorità sanitarie non possa essere altra che quella di invitare i pazienti a contattare autonomamente i chirurghi o i singoli centri coinvolti a convocare i propri pazienti. Nessuna procedura sistematica, capillare e dall’alto.
Peraltro, nel caso delle ricostruzioni mammarie, l’assenza di un registro nazionale, per tutti i tipi di intervento,  ha un doppio effetto collaterale. Oltre a quello di non vigilare efficacemente sui rischi di salute di chi porta protesi, produce, infatti, una significativa riduzione del diritto d’informazione che dovrebbe essere garantito ad ogni donna che deve sottoporsi ad un intervento ricostruttivo.  Le tecniche di ricostruzione sono infatti molteplici: sa va da quelle con protesi a quelle che utilizzano anche o solo i tessuti autologhi ed è fondamentale capire quale sia la più adeguata al proprio corpo, alla propria immagine di sé e in quanti e quali centri si applichino dato che la formazione dei chirurghi in questo senso è tutt’altro che omogenea nel territorio nazionale.
Il fatto che manchi una campionatura istituzionale in un ambito così delicato e fondamentale per il recupero di pazienti oncologiche rappresenta un deficit fortissimo sia sul piano medico-sanitario, che sulla scelta e il percorso di cura che vive ogni donna dopo aver affrontato il cancro del seno.
Quello che poteva essere un provvedimento che avrebbe reso il nostro Paese all’avanguardia non è più all’ordine del giorno. Non ora almeno. Anche se, proprio in questi giorni, in cui le notizie che arrivano dalla Francia hanno riportato all’attenzione il legame fortissimo tra protesi e salute, se ne ravvede tutta l’urgenza. Una relazione tra protesi e possibili complicazioni (anche nel caso di materiali sicuri e garantiti) che l’eccessiva banalizzazione della chirurgia estetica con gli interventi a basso costo ha contribuito troppe volte a sminuire convincendo le donne che si trattasse di operazioni banali, a zero complicazioni.
La mancanza di tracciabilità degli interventi con le protesi è oggi invece il primo ostacolo per intervenire a tutela della salute delle donne, colpite prima di tutto dai danni della disinformazione e dalla scelta di strutture non qualificate con l’idea che la chirurgia plastica sia poco più di un’operazione di maquillage. La nascita di un registro ufficiale è il primo strumento per scongiurare casi PIP. Sull’affidabilità degli impianti scelti non rimane altro, invece, che affidarsi alla deontologia dei medici e al primato della salute su quello del risparmio in bilancio.  Per questo la legge c’è già: è quella sancita dal giuramento di Ippocrate.

Protesi al seno, paura in tutta Europa. Interpol chiede l'arresto del fondatore della Pip


Protesi al seno, paura in tutta Europa. Interpol chiede l'arresto del fondatore della Pip

Sabato, 24 dicembre 2011 - 14:25:29
seno rifatto 2
Subi' un intervento al seno con protesi della P.i.p.. Ora ha un carcinoma e chiede alla societa' francese 2 milioni di euro di risarcimento. Marilena P., classe 1960, di origine milanese ma attualmente a Roma per seguire alcune delicate cure mediche, si e' sottoposta nell'aprile 2010 in Francia ad un intervento di mastoplastica addittiva. A seguito di una mammografia eseguita di routine come ogni anno, nel maggio 2011 scopriva di avere un nodulo al seno destro di 2 cm, di origine maligna.
Dopo ulteriori accertamenti medico-diagnostici, nel mese di giugno 2011 la donna si sottoponeva ad intervento chirurgico di rimozione del nodulo e la sostituzione della protesi: la biopsia, suffragata da un riscontro medico-legale, evidenziava il nesso causale tra il formarsi del carcinoma e l'intervento di mastoplastica addittiva con materiale pericoloso. La donna ha quindi deciso di chiedere i danni alla Poly Implants Prothesis, la societa' francese che produce le protesi al silicone.
Gli Avvocati Marco Angelozzi e Giacinto Canzona che assistono la donna nella richiesta risarcitoria di oltre 2 milioni di euro alla P.I.P. Sostengono: "tra le varie forme di 'danno biologico', inteso quale danno alla salute ovvero all'integrita' psico-fisica della persona in se' e per se' considerata, in quanto incidente sul 'valore uomo' in tutta la sua concreta dimensione, anche il danno di rilevanza estetica - nel quale rientra senza dubbio anche quello causato da interventi al seno con materiale difettoso - rappresenta certamente la forma piu' complessa e meno codificabile secondo rigidi schemi e parametri valutativi per l'estrema variabilita' soggettiva delle alterazioni fisionomiche correlate non solo alla conservazione dei semplici tratti somatici ma anche al mantenimento dell'armonia e della personalita' espressiva del soggetto.
Nel caso della Signora Marilena non solo l'armonia estetica della donna e' stata irrimediabilmente compromessa a seguito dell'intervento di mastoplastica addittiva incriminato, ma la stessa ha 'contratto' una grave patologia che, in casi estremi, potrebbe determinare conseguenze letali per il soggetto".
INTERPOL: "ARRESTARE FONDATORE PIP". "MINISTERO, MEDICI NOTIFICHINO INTERVENTI". IN  MIGLIAIA CHIAMANO I MEDICI - Non cessa l'allarme sulle protesi al seno pericolose, per cui si registra anche un primo risvolto giudiziario. L'Interpol ha infatti chiesto l'arresto di Jean Claude Mas, fondatore della società 'Pip' di fabbricazione delle protesi in silicone al seno francesi considerate a rischio. A renderlo noto il sito dell'agenzia Interpol che ha emesso un avviso di ricerca internazionale contro di lui. Mas, 72 anni, è ricercato dal Costa Rica per avere attentato alla "vita"e alla "salute".
Intanto in Francia il governo ha raccomandato "a titolo preventivo" e "senza carattere d'urgenza" la rimozione delle protesi Pip alle 30 mila donne che si sono sottoposte all'impianto. In Italia il ministero della Salute ha invece ribadito che "non ci sono le premesse per creare allarmismi sulle protesi mammarie" ribadendo "quanto già affermato dal Consiglio superiore di sanità, cioè che non esistono prove di un legame tra le protesi Pip e l'insorgere di tumore, ma esiste solo una maggiore probabilità di rottura delle stesse".
Ieri, al termine di una riunione del gruppo di lavoro istituito ad hoc, il ministero ha emesso un'ordinanza in cui si stabilisce che le strutture e i professionisti che abbiano impiantato protesi Pip devono "notificare all'autorità sanitaria regionale i dati relativi agli interventi nei quali sono state impiantate". Le ripetute rassicurazioni non sono però state sufficienti a migliaia di donne, che hanno contattato medici e centri nelle ultime ore. La stima arriva da una ricognizione tra i chirurghi plastici aderenti alla Società italiana di chirurgia plastica ed estetica (Aicpe).
Secondo le stime, sarebbero 4.300 le protesi Pip impiantate in Italia. E in queste ore, i Comandi dei carabinieri dei Nas di tutta Italia stanno effettuando verifiche presso i distributori di dispositivi medici per rintracciare i centri e i professionisti che potrebbero aver acquistato e utilizzato le protesi ora sotto accusa. La vicenda ha avuto ampia ripercussione anche in America Latina. Alcuni Stati della regione - tra i quali Brasile, Cile e Colombia - avevano già proibito il prodotto Pip nell'aprile del 2010, ricordano i media locali. Solo in Brasile almeno 25 mila donne brasiliane hanno utilizzato le protesi prima che venissero proibite.

mercoledì 21 dicembre 2011

Protesi al seno che "scoppiano", 250 donne denunciano cliniche


Protesi al seno che "scoppiano", 250 donne denunciano cliniche

Vasta azione giudiziaria in Gran Bretagna contro prodotti medicali prodotti in Francia, in Italia a rischio circa 5000 operate.



Londra, 21 dic. (TMNews) - Oltre 250 donne britanniche con protesi mammarie ritenute pericolose prodotte in Francia, hanno deciso di denunciare le cliniche dove si sono sottoposte a intervento di chirurgia plastica al seno. Lo hanno riferito i loro avvocati. "Ad oltre metà delle donne si sono rotte le protesi", hanno affermato i legali sottolineando di rappresentare anche le pazienti "preoccupate per le notizie che circolano da giorni" su queste protesi Pip (Poly implants protheses). "Avremmo preferito denunciare direttamente l'azienda francese ma è in liquidazione giudiziaria, e secondo le nostre informazioni non è correttamente assicurata", hanno aggiunto precisando che il processo potrebbe iniziare l'anno prossimo a Cardiff, nel Galles. Tra 80.000 e 100.000 donne in Gran Bretagna hanno impianti di protesi mammarie, la metà sono state fabbricate dall'azienda francese sotto accusa. 

Salute/ Protesi al seno,allarme in Regno Unito: 50.000 a rischio


Salute/ Protesi al seno,allarme in Regno Unito: 50.000 a rischio

Ieri l'allarme lanciato dalle autorità francesi


      AFP
Roma, 21 dic. (TMNews) - Dalla Francia l'allarme per le protesi mammarie di tipo Pip (Poly implants protheses) si è presto diffuso in Gran Bretagna dove, secondo il Dipartimento della Salute, sono circa 50.000 le donne a rischio, come riportano questa mattina tutti i principali quotidiani d'Oltremanica.

Le protesi in silicone sotto inchiesta, prodotte sottocosto da un'azienda francese, sono state esportate in tutto il mondo, ricorda oggi l'Independent. Fino ad oggi in Francia sono stati "segnalati" otto casi di cancro al seno in donne che avevano impiantato queste protesi, di cui uno mortale.

L'Associazione britannica di chirurgia estetica plastica (British Association of Aesthetic Plastic Surgeons) ha affermato che è "consigliabile" prendere in considerazione l'ipotesi di rimuovere le protesi: "Siamo assolutamente d'accordo con la Francia. Non è irragionevole raccomandare di toglierle a causa dell'alta percentuale di rigetto e dello scarso controllo di qualità".

Le protesi della Pip sarebbero state fabbricate con un gel non conforme, dieci volte meno costoso del materiale a norma, con un'alta probabilità di rottura dell'involucro e con un alto rischio di infiammazione dei tessuti e di sviluppare un tumore.

In Italia, il ministro della Salute Renato Balduzzi ha convocato d'urgenza il Consiglio Superiore di Sanità in seguito alla segnalazione delle autorità francesi.

Allarme protesi al seno Trentamila donne tornano sotto i ferri


Francia, allarme protesi al seno

Trentamila donne tornano sotto i ferri

Cancerogeni gli impianti Pip: in Italia sono 5mila da controllare. Il ministro Balduzzi convoca il Consiglio superiore di sanità: "Ma nel 2010 non si usano più"

Una paziente prima di un intervento (Reuters)
Una paziente prima di un intervento (Reuters)

Bologna, 21 dicembre 2011 - SI ERANO fatte operare per migliorare il loro sex appeal, nell’80% dei casi, oppure per ricostruire il seno dopo un’asportazione per un cancro. In tutto 30mila francesi. E ora rischiano di poter sviluppare tumori perché sono state impiantate nel loro corpo protesi pericolose: le cosiddette Pip, dall’azienda Poly implant prothese di La Seyne-sur-Mer, nel sud del Paese. In Francia è già scattato l’allarme perché nelle Pip veniva utilizzato un silicone a uso industriale e non medico, un silicone più economico di quello a norma, simile alla sostanza usata per sigillare i rubinetti. Adesso le autorità sanitarie francesi sanno che non c’è più tempo da perdere ed entro la settimana, al più tardi il 24, a due giorni dal Natale, presenteranno un piano d’azione senza precedenti, secondo Liberation invitando le donne all’espianto.

E C’È ALLERTA anche in Italia, dove, secondo una stima, potrebbero essere tra le 4mila e le 5mila le donne che hanno un seno più grande grazie alle Pip. Per questo il ministro della Salute, Renato Balduzzi, ha convocato d’urgenza domani il Consiglio superiore di sanità per un parere. Il ministero ricorda che il primo aprile 2010, con una circolare, aveva invitato gli operatori sanitari a non utilizzare i dispositivi in questione, dopo che il 30 marzo 2010 l’Autorità francese aveva comunicato il ritiro delle stesse protesi.
In Francia tutto è partito quando l’agenzia di sicurezza sanitaria Afssaps ha scoperto che le Pip scoppiavano il doppio delle volte rispetto ad altre protesi. Finora segnalati otto casi di cancro, di cui un linfoma raro, e 2.172 denunce. La morte di due donne ha portato all’apertura di due inchieste per omicidio colposo. Solo in alcuni casi i medici sono riusciti a stabilire un legame tra la malattia e il gel che si è sparso nell’organismo per la rottura della protesi.

PER LA PORTAVOCE del Governo, Valerie Pecresse, le Pip «potrebbero provocare il cancro» e comunque è essenziale «che tutte le donne che hanno un simile impianto si rivolgano ai lori chirurghi, noi dobbiamo effettuare un censimento di chi si è fatto impiantare tali protesi e potenzialmente è in pericolo». La Pecresse rassicura sulle spese necessarie per rimuovere le protesi: «Si tratta di un’urgenza sanitaria la nuova operazione sarà a carico della sanità pubblica».
di Donatella Barbetta

Allarme protesi, Balduzzi convoca Css Francia, 30mila donne dovranno toglierle


Allarme protesi, Balduzzi convoca Css
Francia, 30mila donne dovranno toglierle

La paura per gli impianti difettosi arriva in Italia dove potrebbero essere tra i 4 e i 5mila i casi a rischio. Si attendono le valutazioni del Consiglio Superiore di Sanità "con carattere di urgenza". Libération: "Possono strapparsi e provocare dei tumori". Parigi: "La nuova operazione sarà a carico dello Stato"

ROMA - Dopo la segnalazione delle autorità francesi sulla pericolosità delle protesi mammarie Pip difettose, l'allarme si è spostato in Italia e il ministro della Salute Renato Balduzzi ha convocato d'urgenza il Consiglio Superiore di Sanità per avere una valutazione richiesta "con carattere di urgenza". Secondo le autorità sanitarie francesi le protesi mammarie Pip (Poly implants prothèses) potrebbero causare il cancro. Trentamila donne francesi che hanno effettuato l'impianto sono ora considerate a rischio e dovranno al più presto tornare dal chirurgo per rimuoverle.

Secondo una stima in Italia potrebbero essere "tra le 4mila e le 5mila le protesi Pip impiantate" sottolinea il chirurgo plastico Giulio Basoccu, dell'Università La Sapienza di Roma. Le protesi fabbricate dal 2001 dall'azienda francese Pip, e fuori dal mercato da circa due anni, sono finite sotto accusa perché fabbricate con silicone diverso da quello dichiarato alle autorità sanitarie e destinato invece a usi industriali. "Secondo una stima generale - spiega Basoccu - le protesi Pip arrivate e utilizzate in Italia sono all'incirca il 10-15% di quelle prodotte e utilizzate in Francia. Dunque, si stima che le Pip impiantate in Italia siano circa 4-5mila".

Nel frattempo il ministero della Salute ricorda che il 1 aprile 2010, con una circolare, lo stesso dicastero invitava gli operatori sanitari a non usare questi dispositivi, dopo che il 30 marzo 2010 l'Autorità franceseaveva comunicato il ritiro delle stesse protesi. Nella circolare, sottolinea il ministero della Salute, si invitava a "mettere in quarantena" le protesi Pip e a "segnalare eventuali incidenti". Contemporaneamente era stato chiesto ai Nas di verificare la presenza sul territorio nazionale del prodotto e di operare affinché non potesse essere più distribuito.

Tutte le donne con protesi al seno che "non conoscono quale tipo di protesi sia stata loro impiantata o che hanno il sospetto che sia stata utilizzata una protesi di bassa qualità, è bene che si rivolgano al chirurgo che ha eseguito l'impianto chiedendo informazioni o, se ciò non è possibile, che facciano delle indagini di controllo", consiglia il chirurgo Basoccu. "Almeno qualche migliaia di tali protesi è stata utilizzata anche in Italia, ma il problema - avverte l'esperto - è che molte pazienti italiane potrebbero non essere a conoscenza del tipo di protesi che è stata loro impiantata, e dunque potrebbero non sapere di avere un impianto Pip".

Questo accade perché, spiega Basoccu, "le protesi Pip, di costo contenuto, è probabile siano state utilizzate specie in strutture non altamente qualificate o ambulatori chirurgici che non rilasciavano cartelle cliniche. La difficoltà oggi - sottolinea - potrebbe dunque essere quella di riuscire a risalire a tutte le pazienti che hanno avuto questi impianti".

La Francia ha quindi deciso di richiamare entro il 24 dicembre le trentamila donne con impianti accertati Pip perché si sottopongano alla loro rimozione, si legge sul quotidiano Libération: "Le protesi, concepite a partire da un gel non conforme, possono strapparsi e provocare, oltre a delle infiammazioni, dei tumori". Lo scorso 15 dicembre il professor Jean-Yves Grall, responsabile del ministero della Salute, aveva riferito che otto casi di cancro erano stati segnalati su pazienti che portavano delle protesi Pip difettose. Il governo ha confermato che entro la fine della settimana annuncerà il suo piano d'azione sulle protesi. "L'urgenza è che tutte le donne che portano delle protesi Pip ritornino dal chirurgo", ha detto la portavoce del governo, Valerie Pecresse. "Se si tratta di un'urgenza sanitaria e di salute pubblica la nuova operazione sarà a carico dello Stato". La giustiza, che ha ricevuto oltre 2mila denunce da parte delle donne che portavano questo tipo di protesi, ha aperto un'inchiesta per "ferite e omicidio colposo".
La Repubblica   (20 dicembre 2011)